L’ultimo campo,ricordi di mitiche sfide a calcio

L’ultimo pezzo di terreno che era legato ai miei ricordi calcistici di bambino è stato ora occupato da scavatrici e mezzi da cantiere: vi faranno un palazzo. E così il mitico campetto dei “turzi”, i nostri agguerriti avversari e rivali non potrà mai più essere calcato da nessuno. Bei tempi quelli. L’ho detto altre volte ma non mi stancherò mai di ripeterlo. Tempi diversi vissuti da ragazzi diversi, in qualche modo speciali.

Non mi meraviglia oggi guardare questi calciatori miliardari che indossano scarpe tecnologiche e corrono su campi perfetti con palloni perfetti essere incapaci di fare uno dei gesti tecnici più elementari come lo “stop” della palla. Noi si che la palla la sapevamo trattare…e vorrei vedere…in quelle condizioni in cui si giocava se tecnicamente non eri meglio di un brasiliano non ti faceva giocare nessuno!

Noi ai piedi si aveva le “mecap” vere armi biologiche di distruzione di massa, le avesse avute Saddam le cose sarebbero andate diversamente, ma lui manco quelle c’aveva! Se te le levavi era la fine, specie dopo aver giocato su quei campi! Il campo dei “turzi” era unico nel suo genere. Immaginate un pezzo di terra in pendenza…una pendenza di almeno 10-12 gradi…di terra irregolare, con fossi, pietrisco, erba naturale.

Le due porte fatte con pali piantati a terra senza ulteriori sostegni sulla cui sommità due tavole inchiodate con chiodi da 10 creavano l’ansa dentro cui poggiava la traversa. Poggiava…e nulla più! Ogni tanto cadeva se la colpivi forte ed il tiro era dal basso verso l’alto! Le due porte che guardandosi seguivano la pendenza del terreno così che il tutto era comicissimo con quelle due porte sbilenche!

Certo il nostro campo invece era una vera opera di ingegneria! Avevamo si avuto la fortuna rispetto i nostri rivali di godere di un campetto in piano. Ma noi però avevamo anche avuto il problema di bonificarlo da una risorgiva che lo rendeva un pantano. Ma ingegnosi come eravamo l’acqua l’avevamo deviata in strada, i fossi fangosi li avevamo riempiti con pietre e successivamente di terra e tutto sommato era un bel campetto.

Ma durò poco…un giorno vennero le ruspe e se lo portarono via. Stessa sorte il primo campetto:oggi al suo posto c’è una villetta. Poi venne un altro campo, io ero già grandicello, i ragazzi che lo “edificarono” non erano come noi:era un vero disastro…buche, pietre…comunque ci giocavano finchè venne recintato.
Lo è ancora. Fosse stato per noi,ragazzi di allora, quel recinto non avrebbe rappresentato nessun problema.

Oggi i ragazzi nemmeno ci pensano a scavalcarlo per giocarci. Oggi al massimo a giocare vanno ragazzi grandicelli che affittano campi di calcetto che sono nel frattempo sorti qui e la. Ma non è la stessa cosa!! I nostri campetti ce li facevamo noi, col nostro ingegno e sudore e  “l’aiuto” dei cantieri in cui rubavamo pali, traverse e vario altro materiale utile! Erano nostri, sentiti e vissuti.

Terreni di mitiche sfide tra opposte bande. C’era ancora un altro,anche quello bello e pianeggiante ma fu uno dei primi a scomparire:vi edificarono un deposito. Poi c’era il mitico campo di Biagino. Non propriamente nostro: era a tre chilometri dalla nostra zona. Ma ci andavamo quando c’era da fare sfide importanti!
Gli altri erano campetti da 5 contro 5 mentre lì si poteva giocare vere partite 11 contro 11. Ricordo che quando andavamo ci inoltravamo per strade secondarie. Deserte.

Una volta perdemmo la partita a tavolino perchè non ci presentammo. Non che avessimo paura ma lungo la strada ci imbattemmo in una coppietta che si era appartata e per nessun motivo al mondo dei ragazzini avrebbero rinunciato all’eccitante spettacolo di assistere alla performances di due che trombavano in macchina, noi che poi nemmeno sapevamo tanto bene come si faceva! Fu la nostra prima lezione! Come riuscire a farlo in una 127!

Adesso in tutta quella zona vi sono enormi stradoni, un centro commerciale e dove c’era una volta il campo vi è una concessionaria. Resiste di fianco la casa di Biagino che diede il nome al campo anche se credo mai vi giocò. Però ci dava sempre da bere!
E così oggi, non esistono più questi campetti autocostruiti. Li davvero imparavi a giocare al calcio, imparavi a cadere su terra dura, su pietre e raramente ti facevi male.

Noi non si giocava con l’arbitro, nemmeno nelle sfide con bande rivali ce n’era bisogno. Si era leali. Ci si “picchiava” lealmente e quando si finiva a terra ci si rialzava…mica si restava a rotolarsi frignando!! Una volta mi ruppi il polso: per salvare un gol finì schiacciato contro la base del palo. Si sentii il crac. Un male cane. Ma rimasi li. Nemmeno il massaggiatore con l’acqua santa si aveva. E al pronto soccorso ci andai da solo, poi loro chiamarono i miei che se avessero potuto mi avrebbero fulminato all’istante.

Misi il gesso. I calci nemmeno li sentivamo ma le sbucciature ed i lividi erano all’ordine del giorno. E ci divertivamo. Andare a giocare sul campo dei “turzi”, quella cosa informe e vincere ci dava soddisfazioni che nessuna coppa dei campioni potrebbe mai dare. Ed ora, l’ultimo spiazzo di terra rimasto,che ormai era frequentato solo da chi vi portava il cane,se ne va via e lascia il posto ai miei ricordi.

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Disilluso da tutto senza un futuro vivo in questo presente oscuro senza aspettarmi nulla.
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6 risposte a L’ultimo campo,ricordi di mitiche sfide a calcio

  1. Marta Vitali ha detto:

    Posso chiederti una cosa?
    Quanti anni hai?

    Mi piace

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