Ricordando nevicate d’altri tempi

Mi è bastato alzare di quel poco l’avvolgibile della finestra per capire che la luce stamattina era diversa dal solito.Una luce che sembra essere intensa,avvolgente e che ha un chiarore che abbaglia.
Si,dopo quel primo strappo che hanno liberato quei pochi centimetri di vetro avevo capito che aveva nevicato. Non tantissimo, solo una decina di centimetri ma in quegli istanti, quando al mattino presto sei ancora indeciso tra l’essere sveglio e non credere che sia potuto accadere ancora di doversi alzare dal letto ho avuto dei flashback chiaramente legati alla neve, gioia di ogni bambino, almeno credo. Di sicuro lo era per me.

Ricordo che quando mi alzavo al mattino per andare a scuola e per prima cosa correvo alla finestra per guardare se c’era la sperata neve, quando essa si annunciava proprio grazie a quel chiarore la cui luce, si riflette e si espande e ti abbaglia, era allora che la felicità arrivava alle stelle!! Evvai, non si va a scuola!! In genere accadeva quando vi erano belle nevicate, di quelle che qui ormai non si vedono più. Quelle nevicate da mezzo metro che bloccavano tutto tranne la voglia di noi ragazzini di fiondarci giù e violare la calma quiete che la nevicata metteva ovunque nascondendo tutto. Bastava mezza giornata e non vi era più zona che non fosse stata raggiunta ed esplorata da noi avventurosi esploratori!!

Poi vi erano quelli le cui famiglie più facoltose mettevano sempre in condizione di primeggiare. Loro vestiti sempre di piumini all’ultima moda, belli e colorati, noi altri con il classico cappottino marron e sciarpetta rossa. Loro con i nuovi scarponi tutta plastica, i famosi moonboot, noi altri con scarponi invernali, busta di plastica sopra i calzini e ulteriori calzettoni tirati su con dentro pantaloni di lana!Loro guanti da astronauta e noi guanti di lana con gli immancabili buchi sulle dita!! Ma tutti comunque ci si divertiva un mondo. In quell’età che va dai 6 fino ai 12-13 anni qui eravamo tanti ma proprio tanti bambini.

O per lo meno ne eravamo tanti ma eravamo sempre in strada o nelle adiacenti campagne. Oggi non se ne vedono quasi mai e non saprei dire se ci sono o no. Boh.
Loro avevano ancora un altra cosa che noi non avevamo ovvero bob e slittini. I più agiati ricordo avevano dei bob biposto, lunghi e pesanti…non eccellevano in velocità!Ma tutti li invidiavano!Poi la maggior parte avevano i bob monoposto, più veloci, rossi ma anche instabili! Poi noi altri…ricordo i fratelli I., Marco e Antonio ‘u ciuott a cui il padre falegname costruì uno slittino.

Era bello, ben fatto, tutto di legno ma…sulla neve battuta non andava…soprattutto con Antonio seduto sopra si piantava nella neve e noi a ridere!! Qualcuno si arrangiava a lanciarsi con le buste della spazzatura, ma dai e dai si rompevano presto. Poi c’era Donato e suo fratello Enzo. Il primo era molto inventivo, di 4 anni più grande di me riusciva a fare sempre qualcosa. Era un po’ il mio modello da seguire. A lui mancava solo quel tocco in più di fantasia ma padroneggiava gli attrezzi ed io da lui imparavo.

Ricordo che non vedendoli con gli altri andai nel loro garage e li vidi intenti a costruirsi una slitta. Veniva bene, un “telaio” in legno sotto cui con dei chiodi attaccarono una lamiera zincata. Quando la finirono non era malaccio e scivolava discretamente bene ma i bob erano più veloci e soprattutto erano più leggeri da riportare su!!Ricordo che stanco di guardare gli altri quel giorno me ne andai in “esplorazione”, mi piaceva starmene da solo andando in giro a calpestare la neve immacolata.Ricordo anche quando vidi ad un certo punto un bianco più bianco di quello della neve!

La curiosità naturalmente mi portò a guardare e ciò che vidi fu la rivelazione: uno sportello in lamiera bianca smaltata di qualche vecchia stufa buttata li. Era quello che mi serviva!
Corsi a casa mia e mi fiondai in garage dove misi mano al mio proggettone! Rubai delle tavole in un vicino cantiere, presi gli attrezzi di mio padre e iniziai a modellare il tutto. Migliorai il progetto di Donato perchè usai meno legno. Mi aiutò il fatto che presi in “prestito” da mio padre delle staffe di alluminio che servirono per fare i due lati. Tre tavole facevano da distanziatori e la lamiera opportunamente curvata lungo i due lamierini laterali dando una forma a motoscafo al tutto veniva fissata con delle viti che in pratica univano nei punti giusti lamiera, profilato di alluminio e tavola di legno.

Inoltre la rigidità aumentava dal fatto che altre due tavole centrali e leggermente rialzate dietro venivano inchiodate alle tre tavole centrali per diventare il sedile. Ed infine, prendendo una sedia di ferro, trovata anch’essa in mezzo la campagna feci i due freni guida: li attaccai ai lati sempre usando vite e bullone autobloccante in modo da ovviare all’altro difetto della slitta di Donato: lui usando i chiodi a lungo andare perdeva i pezzi perchè il tutto si allentava.

Inutile dire che la mia slitta bianca mimetica risultò essere subito la più veloce su ogni superficie, che fosse neve fresca, neve battuta o ghiaccio quella lamiera aveva una resistenza vicino allo zero…cazzo come andava… e tutti me la invidiavano, ma io, che solo poche ore prima ero li sperando che qualcuno mi facesse fare un giro senza ottenere nulla, mi presi la mia rivincita e mi godevo quel piccolo momento di gloria.

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Disilluso da tutto senza un futuro vivo in questo presente oscuro senza aspettarmi nulla.
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