Satira , qu’est-ce que je suis maintenant?

Ho letto decine di post di webioti indignati che je ne suis pas charlie, visto pagine di “giornali” pronti a cavalcare l’onda dell’indignazione nazionale, ore di trasmissioni dedicate al nulla assoluto e pochi, anzi pochissimi hanno realmente colto ciò che si doveva cogliere. Chiariamolo subito: la vignetta in questione non prendeva per il culo i morti.

Se le cose non le capite evitate di giudicarle. Fate più bella figura. Ogni tanto tacere è la cosa migliore. Se davvero pensate che chi ha fatto quella vignetta abbia voluto ridere dei morti allora non avete capito proprio nulla. La satira poi non ha il compito di far ridere. La satira ha il compito di far riflettere. A volte anche facendo ridere ma non è quello lo scopo primario.

La vignetta non attaccava in nessun modo i morti ma attacca i vivi. Attacca il potere ed attacca gli italiani che quel potere lo hanno legittimato, quelli che con quel potere sono conniventi od anche semplici spettatori. Attacca quelli che su uno stile di vita ci mangiano, che tragedia dopo tragedia, come se fossero strati di una lasagna creano le loro fortune.

La vignetta attacca quelli che nemmeno 5 minuti dopo il terremoto dell’Aquila erano a brindare ridendo e festeggiando per la pioggia di danaro in arrivo, attacca quelli delle new town, attacca quelli che in diretta tv gongolano per il positivo impatto del sisma sul PIL. Ma questo non vi indigna no? La satira se ancora non l’avete capito è la luna e criticare la satira non è altro che guardare il dito. E avete rotto i coglioni col vostro finto buonismo e le vostre belle intenzioni che si riassumono in un avatar cambiato su un profilo web.

E fin qui il mio sfogo di pancia perché non ne posso più di leggere e sentire tutto questo sproloquio di gente che con i morti non si scherza…i morti son morti non di satira ma di mancata partecipazione politica da parte di chi ha da anni e per anni ha legittimato una classe politica ladra ed affarista. Ma poiché non ho sta gran cultura e non sono poi così bravo a scrivere vi metto di seguito un qualcosa di molto meglio delle mie incazzature perché forse è bene che riflettiate.

3 settembre 2016

La vignetta di Charlie Hebdo spiegata a mia madre

Chi scrive ha passato 9 anni della propria esistenza in una stanza di tre metri per tre, sotto una nube di fumo passivo, a scrivere per un noto programma TV satirico italiano in onda dal 1988.

Visto che oggi si e’ fatto un gran parlare di satira, ho deciso di fare uso privatistico di un mezzo pubblico e approfittare degli Stati Generali per dialogare con mia madre su Charlie Hebdo e la famosa vignetta.

Mamma: “QUELLA VIGNETTA FA SCHIFO!”

Io: Giusto. Fa veramente schifo. E sai perché? Perche’ e’ la satira stessa a fare schifo.

Ti ricordi il più grande autore satirico italiano? No, non Maurizio Crozza. Dante Alighieri.

Ti ricordi, nell’Inferno, il trattamento riservato ai Simoniaci, incluso Papa Niccolo’ III,  con il viso immerso nello sterco e il sedere all’aria? E Maometto? Altro che Charlie, Dante lo raffiguro’ aperto in due da un taglio verticale lungo tutto il corpo, con le interiora a penzoloni, a spruzzare sangue e nutrirsi tramite “il tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia“.

E gia’ che ci siamo, ricordi i grandi commediografi che la satira se la sono inventata, a cominciare da Aristofane? Non sto a raccontarti le zozzerie narrate ne “Le nuvole” perché non finiremmo più, ma credimi: e’ dall’inizio dei tempi che, per sua natura, nelle opere satiriche troviamo incesti, atti di coprofagia, bestemmie, vilipendi di cadavere e tanti altri atti schifosi e schifosissimi.

Il fatto che la vignetta di Charlie Hebdo ti abbia fatto schifo ci dice quindi una cosa: che si trattava di vera satira.

Mamma: MA CROZZA A ME FA RIDERE! QUESTO SCHIFO NO!

Io: Giusto anche questo. E sai perché? Perche’ Crozza non fa satira. Quando parla emiliano e dice che vuole smacchiare il giaguaro, Crozza sta facendo la parodia di Bersani. Capisci? Parodia, non satira. La parodia e’ fatta per far ridere, e’ la sua ragione sociale. La satira a volte fa ridere, a volte no.  La sua ragione sociale e’ indurre una riflessione. E’, insomma, una cosa diversa.

Al pari di Crozza, non fa satira neppure Fiorello o Ezio Greggio o Gene Gnocchi o uno a caso delle decine di comici che in anni recenti sono stati presentati come “comici satirici”. Se qualcuno li ha presentati come tali, e’ stato per effetto di un grande corto-circuito avvenuto in anni molto bizzarri, anni in cui anche uno come Enrico Bertolino – la cui battute hanno la stessa pericolosità del Danette Danone – veniva messo all’indice.

Giudicare la satira con il metro del “quanto mi fa ridere” e’ come giudicare un editoriale di un quotidiano con il metro del “quanto le natiche dell’editorialista sono sode”: non c’entra nulla.

Se tu preferisci farti una bella risata, e quindi alla satira preferisci la parodia, lo sberleffo, la faccetta, il doppio-senso, il cabaret tutto ciò e’ assolutamente normale: la satira e’ una nicchia che più nicchia non si può. Lo sa benissimo il conto in banca di chi la fa: infatti generalmente dopo un po’  la abbandona e passa a fare altro (Benigni, Grillo).

MA NON SI PUO’ FARE SATIRA SUI MORTI!

Piano un momento.

La satira, abbiamo visto, ha a che fare con lo schifo. Deve, per sua natura, suscitare una reazione forte, di pancia. Deve shoccare, nauseare. E come fa la satira a ottenere questo effetto? Attraverso la rappresentazione di immagini e simboli che una certa società, in un certo momento storico, ritiene sacri (altrimenti non ci sarebbe la reazione) che vengono usati, dal satirico, come mezzi per dire qualcosa su quella stessa società.

Se in una societa’ a essere considerato Sacro e’ il Clero, ecco che la rappresentazione del satirico avrà a che fare con i Papi (Dante Alighieri). Se Sacra e’ l’immagine del profeta, ecco le vignette a carattere religioso.

Da noi, che di sacro abbiamo pochissimo, la satira spesso si serve di bare e altre disgrazie. Attenzione pero’: l’obiettivo della satira, come detto, non sono certo le rappresentazioni.

Se si mostra Maometto su una nuvola che rivolto verso il basso dice “Insomma, basta! Abbiamo finito le vergini!” l’obiettivo non e’ certo lui e tantomeno l’Islam, quanto i kamikaze e la loro folle cultura.

Allo stesso modo, mostrando l’immagine delle bare di ritorno dall’Iraq o le macerie del Terremoto o…

I BAMBINI! L’ANNO SCORSO SE LA SONO PRESA CON I BAMBINI MORTI!!

…ecco, appunto, il bambino siriano morto in riva al mare. Ho visto che oggi le tue amiche lo hanno citato in lungo e in largo. Pero’ si sono dimenticate che quella vignetta non mostrava solo il bambino, ma – in lontananza – anche un cartellone di Ronald Mc Donald che  pubblicizza l’Happy Meal.

Quella vignetta, in una sola immagine (che faceva “schifo” e si serviva di una rappresentazione “sacra”) mostrava il paradosso dei migranti che muoiono nel tentativo di raggiungere una Terra Promessa, dove la Terra Promessa altro non e’ che quel delirio di centri commerciali e fast-food, di sogni infranti e economie depresse, di pubblicita’ e consumismo sfrenato che e’ oggi l’Occidente – dove l’infanzia, per giunta, e’ ridotta a segmento di mercato da conquistare a suon di offerte tipo Happy Meal.

Se la vignetta sia riuscita o no e’ un altro discorso. Qui e’ bene che tu capisca che il senso non era ridere di un bambino morto, ma riflettere (di nuovo: riflettere e non ridere, perché si tratta di satira) attraverso quella morsa allo stomaco sul dramma di milioni e milioni di persone che si trovano nella stessa situazione di quel bambino, per le quali il nostro Inferno appare loro come il Paradiso.

Quindi, secondo te, era più offensivo Charlie Hebdo, o i tanti giornali e giornalisti subdoli che hanno usato quella foto per fare click-baiting e avere più visite, in modo da guadagnare più soldi dalla pubblicità incorporata nell’articolo (pubblicità’, vedi, proprio come il Mc Donald della vignetta) ?

Allo stesso modo, la vignetta di oggi non vuole fare ridere delle persone schiacciate sotto le macerie. Vuole usare quell’immagine per far riflettere (di nuovo: riflettere, non ridere, e’ bene ripeterlo fino allo sfinimento) sul fatto che in tutti i Paesi sviluppati ad eccezione dell’Italia un terremoto di 6.2 non ti uccide.

E se in Italia ti uccide e’ perché, a causa della mentalità italiana – rappresentata con uno degli elementi più italiani di tutti, ovvero il cibo – da noi, come diceva Flaiano, tutto e’ grave eppure nulla viene affrontato seriamente, tanto meno la prevenzione sismica.

Quando ci offrono 80 euro in più in busta paga, o ieri 1000 euro in più per ogni bebe’, invece di mandarli a fare in culo e dir loro di occuparsi di cose serie – come la messa in sicurezza degli edifici – corriamo in massa a dargli il nostro voto.

Quando vediamo le immagini di terremotati di 20, 30 anni fa che ancora vivono nei container invece di indignarci cambiamo canale (e infatti nel famoso programma satirico di cui sopra quando ci si occupava di terremotati i servizi andavano in onda al sabato, quando l’ascolto non conta, perché a metterli in settimana si andava incontro a terribili debacle in termini di audience).

Quando accadono tragedie come queste siamo pronti a mobilitarci e a dare prove di coraggio e solidarietà straordinarie, ma quando si passa all’ordinario torniamo quelli di sempre, una scrollatina di spalle, un “e che vuoi farci, siamo in Italia!” e continuiamo ad auto-assolverci, facendo finta di non vedere, facendo finta di non sapere, quando invece vediamo e sappiamo benissimo, si tratti di evasione fiscale o  mafia o messa in sicurezza degli edifici…

Questo voleva dire Charlie Hebdo: che quei morti non sono morti di terremoto. Sono morti di Italia.

NON ME NE FREGA NIENTE! QUELLA ROBA VA PROIBITA!

Di nuovo: che tu dica questo non solo e’ giusto ma e’ pure naturale: del resto volevano proibire anche Aristofane e Dante. Proprio perché deve provocare reazioni forti, proprio perché palpeggia la societa’ nei suoi elementi sacri, e’ doveroso che essa si ribelli alla satira e ne chieda la testa. La richiesta di censura, per la satira, e’ come il Viagra. Sono le risatine forzate, i sorrisini a favore di camera dei politici da Floris quando Crozza li imita ad ammosciare l’autore satirico: non certo la minaccia di censura, che e’ cio’ per cui il satirico vive e per cui – come si e’ visto il 7 gennaio 2015 – e’ disposto a morire.

Ed e’ qui l’importanza decisiva che la satira gioca in una società: come una cartina di tornasole, la satira ne misura la liberta’ di espressione – di cui ci beamo quanto ci rapportiamo a modelli di società alternative alla nostra – che altrimenti sarebbe impossibile da determinare.  Come fare, infatti, a capire quanto una società sia libera se le opinioni espresse sono tutte, più o meno, aderenti all’ideologia ovvero rispettose del Sacro?

E’ proprio attraverso l’aggressione del Sacro che la satira si carica su di se’ il compito – ingrato, viste le denunce, i licenziamenti, e da qualche anno pure gli attentati terroristici – di testare quotidianamente il valore fondante di ogni democrazia.

Darei la vita per difendere la tua liberta’ di espressione, ma ti staccherei la testa per le idiozie che stai dicendo” diceva Voltaire (più o meno). La satira mette la società davanti a una sfida costante, ci obbliga ogni giorno a confrontarci con noi stessi, divide i fautori della società aperta da quelli della società chiusa, ci aiuta a capire chi dobbiamo eliminare dagli amici di Facebook.

Se una societa’ ha la forza di sopravvivere al disgusto provocato dalla satira, allora e’ una società libera. Ed e’ per quello che, un anno e mezzo fa, si gridava Je Suis Charlie. Non certo perché eravamo tutti diventati fans di una rivista che esiste da decenni ed era pure in crisi di vendite.

Ma perché e’ grazie anche a quella rivista se noi oggi possiamo definirci liberi. Chissà ancora per quanto.

Testo citato da gli STATIGENERALI

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Informazioni su Demonio

Disilluso da tutto senza un futuro vivo in questo presente oscuro senza aspettarmi nulla.
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8 risposte a Satira , qu’est-ce que je suis maintenant?

  1. CUORERUOTANTE ha detto:

    Rispetto il tuo pensiero, ma tu rispetta quello degli altri.
    Il terremoto ha distrutto case vecchie, non antiche. Qualcosa non ha funzionato, qualcuno non ha fatto quello che doveva fare. Ma quando vedo quelle immagini, di chi c’è e di chi non c’è più ..quando vedo quei soccorritori che si impegnano fino allo sfinimento, io sto male.
    E prima di sentenziare, prima di puntare il dito su chi vede le cose in modo diverso, prima di prendere una cazzo di matita e creare “scandalo” per attirare attenzione e pubblicità, sarebbe meglio alzare il culo e fare qualcosa di umano per chi è rimasto.

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    • Demonio ha detto:

      Ripeto, il compito della satira non è far ridere ma far riflettere. Nessuno punta il dito contro le vittime ne tantomeno contro i soccorritori. Non è certo la satira che cerca facili consensi o vendite. Il bersaglio della satira è proprio la gente che su queste tragedie specula. Sui Bruno Vespa che fa stupide trasmissioni, sui ministri che parlano di Pil, sui Salvini che attaccano gli stranieri, sul sistema mafioso che non vede l’ora di far affari per ricostruire anche peggio. Se non è chiaro questo allora c’è qualcosa che non va. E quando ci sarà il prossimo sisma sotto le cui macerie magari ci resterò io il circo mediatico ricomincerà ma non si sarà fatto nulla. Vogliamo incolpare la satira? Bene…incolpiamola e continuiamo ad addolverci guardando il dito.

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  2. La satira e’ sempre stata di Nicchia … e ci sara’ un perche’ !!
    Riflettere su queste tragedie fa male a chiunque perche’ e’ come scoprire il vaso di pandora
    e poi??? come si fa???? chi rimette il coperchio???

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    • Demonio ha detto:

      Già, fa male.Anche perché magari ci sentiamo denudati dalle nostre certezze e colpevoli.
      Certo, chi fa poi satira vera, storicamente ha sempre ricoperto un ruolo pericoloso e il carcere o la morte sono il prezzo che loro pagano per la nostra libertà e pure capire questo fa male…

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