Articolo 21

L’articolo 21 della Costituzione italiana o di quel che resta sancisce una cosetta che a quanto pare non a tutti è chiara ed è un diritto fondamentale per la democrazia.

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. »

E però ultimamente secondo la tendenza attuale, sembrerebbe che questo articolo andrebbe riscritto con un tutti hanno diritto a manifestare il proprio pensiero a patto che questo pensiero sia uguale al mio ed a quello che va di moda. Già la stampa è stata pesantemente colpita in tal senso e quel poco di stampa libera e non assoggettata che c’era ormai rischia sempre meno perchè il rischio di finir male è evidente.

Hanno tentato (ma ci riusciranno) di mettere le catene anche ai blog e ad altre manifestazioni del pensiero. Molte aziende private (ma ora anche pubbliche) inseriscono nei loro ordinamenti dei codici di condotta che vietano di manifestare il proprio pensiero sui social qualora essi vadano ad intaccare l’azienda stessa. A rigor di logica tutto ciò è palesemente anticostituzionale ma tutti zitti…l’articolo 21 è nei fatti ignorato.

Ora…va da se che se tu dici una cosa idiota e la scrivi sui social, se dici frasi razziste, omofobe o ogni altra cazzata del genere, se istighi all’odio razziale, se inneggi ad un passato nazifascista, se predichi violenza sei e rimani un idiota e su questo non ho alcun dubbio. Ma il punto è: in nome di quella libertà che dovremmo difendere possiamo permettere che l’idiota di turno venga imbavagliato impedendogli di manifestare le proprie idiozie?

Si può tollerare che si venga licenziati per aver espresso il proprio pensiero anche se esso non è conforme a quello della maggioranza e del buon senso? Io sono fermamente convinto di no. Credo che il senso di quell’articolo, che nasce proprio per rispondere alla necessità di lasciare libertà di stampa e di parola dopo che nel ventennio fascista non vi era ne l’una ne l’altra, non possa essere ignorato. Farlo significa semplicemente fare un altro passo verso la fine della democrazia come l’abbiamo conosciuta.

E questo è grave. Insieme all’abolizione dell’articolo 18 ignorare anche l’articolo 21 significa arrendersi del tutto ad un potere che non avrà più nessun ostacolo sulla sua strada per affermare senza più alcuna remora la sua supremazia sul singolo cittadino. Vogliamo davvero che, per zittire un idiota, si metta a rischio tutto ciò? Vogliamo davvero ignorare che proseguendo su questa strada finiremo col darci la zappa sui piedi? Vogliamo ignorare che così ci comportiamo proprio come i fascisti?

Naturalmente un altro grande problema che mina le fondamenta della democrazia è l’allarmante dilagare del numero degli analfabeti funzionali che, a dispetto della loro mancanza di comprensione della realtà, e di ciò che leggono, si ostinano a sproloquiare sui social. Ma non è certo impedendo loro di farlo che si risolve il problema…anzi. Per quanto mi riguarda in ogni caso andrebbe separata nettamente ciò che è la vita privata da ciò che è la vita lavorativa.

Nell’ultimo caso da cui prendo spunto se quella mente bacata sui social si augura la morte di persone (compresi i bambini) e non ha alcun pudore a scriverlo, più che licenziarla io l’avrei semplicemente messa in una classe con una forte presenza di ragazzi figli di stranieri. Una sorta di contrappasso dantesco. A quel punto ecco…se sul tuo lavoro di insegnamento vieni meno a quella che dovrebbe essere un etica professionale che ti fa trattare tutti allo stesso modo, se discrimini o oltraggi allora si che il licenziamento sarebbe giusto e sacrosanto.

Che poi va beh…io ti obbligherei pure ad andar in giro con un cappello da asino ed una scritta dietro del tipo sono una cretina…ma così mi sa che son troppo maoista! Invece , al di fuori dal contesto lavorativo…ecco…anche se dici stronzate inenarrabili ciò non deve essere causa di licenziamento proprio per quello che ho detto all’inizio. Così come non possono essere prese in considerazioni altre cose come comportamenti personali ritenuti “immorali”…della serie che se fai film porno o frequenti scambisti o fai orge saranno pure cazzi tuoi e ciò non dovrebbe minimamente interessare gli altri.

Invece la tendenza è un altra e tutto ciò inevitabilmente porterà al fatto che domani verrai licenziato perché fai parte di un partito o un sindacato o un organizzazione no profit o perché critichi l’operato di un politico. In pratica nessuno finirà più per esercitare il diritto ad aver un opinione così che avremo non solo gente analfabeta funzionale ma anche trasformata in gregge servile ed obbediente all’unico imperativo: lavora, produci, consuma e taci.

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Informazioni su Demonio

Disilluso da tutto senza un futuro vivo in questo presente oscuro senza aspettarmi nulla.
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24 risposte a Articolo 21

  1. Anais ha detto:

    Per necessità lavorative ho ripreso il mio profilo fb… proprio qualche minuto fa sfogliavo la home, e facevo una riflessione proprio sulla libertà di espressione. Caro Demonio, sono d’accordo che non va tolta questa costituzionale libertà ma credimi, ho sempre più difficoltà a tollerare le idiozie (per essere genericamente gentile) che in virtù di questa libertà leggo. Il problema è che quando c’era il divieto c’erano le persone intelligenti che dovevano averne il diritto, oggi c’è il diritto ma davvero troppo poche persone intelligenti che possono usufruirne. È un discorso assai più complesso. Ma forse sono io che sto diventando troppo intollerante alla maggior parte del genere umano.

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