Noi che imparavamo anche così!

Tempo fa ho letto un post e me lo sono salvato con l’intenzione di ripubblicarlo e, sebbene avrei potuto dire le stesse cose ora non ho tanto tempo libero e quindi lo cito integralmente. Aggiungo solo che, da bambino ovviamente internet non c’era ma, vista la mia naturale curiosità sul mondo, io divoravo di tutto, dalle enciclopedie di casa alle riviste che spesso scoprivo dal dottore o a casa di amici e parenti. Ma immancabile era la lettura dei fumetti, malvisti a quel tempo dai cosiddetti benpensanti o critici con la puzza sotto al naso.

Ed invece anche dai fumetti (la passione per la lettura dei libri sarebbe arrivata più tardi!) un bambino all’epoca imparava tanto perché quegli autori erano di livello sopraffino e riuscivano sempre a stimolare la curiosità raccontando storie solo apparentemente strampalate ma che poi, se approfondite, lasciavano insegnamenti. Ricordo ancora oggi una storia sulla corrente del golfo ed il clima, altre sullo spazio e i satelliti ma davvero ogni settimana c’era qualcosa da apprendere!

Quindi, come anche il post seguente afferma, quella era un tipo di cultura a tutti gli effetti ed oggi, a mio avviso,alla gente mancano tante cose…l’educazione, un cervello attivato, la logica, la comprensione, l’umanità ma soprattutto quel che manca è proprio la cultura e se l’italiano medio è tra gli ultimi in quasi tutte le classifiche forse una domanda dovrebbero farsela…

TOPO-CULTURA

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Decenni fa su Topolino 1538 una storia scritta da Giorgio Pezzin e disegnata da Massimo De Vita introduceva il concetto di Personal Computer.

“Zio Paperone e la rivoluzione tecnologica”, una storia che analizzava costi e benefici della rivoluzione informatica in modo talmente articolato da avere bisogno di essere divisa in due puntate.

La storia fu pubblicata a metà del 1983.

Per capire quanto gli Autori fossero “avanti”, il primo Macintosh di Apple uscì nel 1984, un anno dopo la pubblicazione di questa storia.

Pezzin nel 1983 aveva previsto il personal computer in ogni casa, la rete che ci interconnetterà tutti, l’utilizzo fraudolento dei dati personali, l’abitudine a rinchiudersi in casa senza interagire col mondo virtuale, aveva ipotizzato persino il telelavoro e gli imprenditori che lo incentivano.

Giorgio Pezzin all’epoca era un ingegnere, aveva un approccio logico alla tecnologia e sapeva prevedere gli effetti sociali di essa.

E c’è ancora chi indica Topolino come fosse “robetta”.

Invece era (ed è) uno strumento di Cultura.

A guardarli oggi, dopo 35 anni, anche i disegni di Massimo De Vita erano attualissimi, artisticamente perfetti, così come l’argomento trattato era “avanti” di decenni, proiettato verso il futuro, e analizzava il modus per applicare le potenzialità della tecnologia e anche le varie implicazioni e controindicazioni che oggi conosciamo bene.

Questa è cultura , divulgazione, stimolo intellettuale.

Quantomeno un tipo di cultura, ma sempre di quella si tratta.

Andrea Cascioli.

Puoi farla con i paperi o con il teatro, puoi farla disegnando topi o con il cinema, puoi farla con i cani o con la musica, dipingendo gatti o con l’insegnamento, ma se c’è una scintilla, un’analisi, una stimolazione intellettuale, se anche 35 anni dopo ti sembra attuale, è quella cosa bellissima, che non ti lascia mai solo, mai disarmato, che risplende di Arte e che si chiama Cultura.

Source: spettriedemoni93 note

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Informazioni su Demonio

Disilluso da tutto senza un futuro vivo in questo presente oscuro senza aspettarmi nulla.
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15 risposte a Noi che imparavamo anche così!

  1. Daniela ha detto:

    condivido pienamente. La cultura era e può continuare a esser divulgata anche attraverso i fumetti che hanno il pregio di essere accattivanti anche per chi fatica a leggere un testo nudo e crudo senza parti grafiche. Ricordo perfettamente parodie storico avventurose della Disney ( che purtroppo dopo vari traslochi non ho più e se ci penso sale la rabbia) o le storie settimanali pubblicate sul Corriere dei Piccoli e sul Corriere dei ragazzi…Poi Linus, Sturmtruppen del grande Bonvi…insomma si imparava anche attraverso quelli che alcuni chiamavano volgarmente giornaletti.Secondo me erano e restano autentiche genialate cui riconosco il merito di aver stimolato la mia curiosità di bambina e adolescente ( pure il manuale di Nonna Papera mi ha avvicinata ai fornelli…) Ancor oggi non mi vergogno a dire che se me ne capita qualcuno tra le mani non disdegno a leggerlo, tutto sommato il contenuto ha senz’altro più spessore di certi articoli di certi giornali patinati.

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    • Demonio ha detto:

      Condivido ogni singola riga di quel che hai detto!Sturmtruppen poi lo adoravo e con la sua ironia già allora pose le basi nel mio io per farmi capire la follia della guerra.
      E tutto il resto poi come hai detto stimolava la mia curiosità sia verso nuovi argomenti che nuove parole. Oggi non so se i ragazzini hanno quella curiosità verso il mondo.Io guardo mia nipote di 10 anni e la vedo solo attratta dal tablet e videogioco o da video futili su youtube sull’apparire.Spero di sbagliarmi ma non vedo segnali positivi…

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      • Daniela ha detto:

        temo tu abbia ragione, da quel che noto in giro i giovani sono più attratti dai videogame che dai fumetti dove c’è molta più violenza che cultura trasmessa oppure semplici passatempi alienanti. Si legge troppo poco di tutto, anche fumetti

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      • Demonio ha detto:

        Esatto, a me pare che gli manchi proprio quella curiosità verso il mondo mentre sono attratti e incuriositi da influencer o cose superflue quindi se ne fregano magari di andar a vedere dov’è Kathmandu ma se esce un iPhone coi lustrini allora devono saperlo…

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  2. Pingback: Noi che imparavamo anche così! — Blog di Demonio | Appunti di viaggio

  3. lisa ha detto:

    Ancora qui i miei ragazzi lo leggono 😊

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  4. Attualmente anche io ho la percezione che almeno in Italia, la cultura reale sia sottovalutata e relegata nel reparto “modernariato” mentre le persone stavano in realtà omologandosi all’inumanità post-moderna, condivido le parole del tuo interessante articolo tranne quelle relative alla “stimolazione intellettuale” che da giovane anche io sentivo ma da vecchio e stanco purtroppo da tempo non provo, non sono invidioso ma ne conosco i pericoli se intesa come il cosiddetto “empowerment” che è proprio quella “filosofia” che rende le persone convinte di essere troppo intelligenti mentre diventano in realtà superficiali, in realtà buondì, buon lavoro! ❤ … ❤

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