Quei bambini sopravvissuti

Qualche giorno fa ho letto un bellissimo blog ( questo ) in cui, attraverso le immagini dei luoghi d’infanzia dell’autore, veniva ripercorsa tutta la storia clinica di un ragazzino che era cresciuto sopravvivendo a mille sciagure, cadute, incidenti per poi ritrovarsi miracolosamente adulto chiedendosi come avesse fatto a sopravvivere!

In quel post ed in quei luoghi sebbene distanti km dai miei, mi ci sono riconosciuto e molte delle scene vissute sono analoghe a quelle che ho vissuto io. Non ero un ragazzino particolarmente irrequieto ma neppure una statua e avevo un innato talento per trovare sempre nuovi modi di farmi male!

Della mia prima “avventura” ho solo ricordi sussurrati da qualche zio: sicuramente devo aver fatto prendere un colpo a mezza famiglia e devo aver poi preso un bel po’ di mazzate quando a 5 anni non si sa come riuscii ad impossessarmi della pistola d’ordinanza di mio zio nella casa dei miei nonni. Devo aver rimosso tutto perché non ricordo nulla.

Sempre in quella casa però ricordo una delle mie prime cose apprese: gli anelli di una stufa a legna accesa è meglio non toccarli con le mani. L’ustione che ne ebbi in regalo e le urla di dolore ancora le ricordo. Per cura olio di oliva! Sempre in quella location (ci passai un anno in quella casa) ricordo una caduta da un terrazzino di una vicina e ginocchia grondanti sangue: vicina che con grande perizia medica e self control mi diede come terapia quella di pisciare sulla ferita per disinfettare tutto! Una Brigliadori di altri tempi.

Ai quasi sei anni ci trasferimmo dal paesotto alla città. Casa in periferia circondata da infiniti campi e svariate case in costruzione. Impossibile raccontare tutto, non basterebbe un libro! Mi viene solo da sorridere al fatto che se metto me su una colonna e nell’altra colonna scrivo vipere, cani randagi, nidi di vespe, pozzi, alberi, dirupi, scheletri di case, strade statali da attraversare, stagni, torrenti ecc ecc ogni incrocio possibile e immaginabile è stato fatto almeno una volta!

Di sicuro ad un genitore odierno pensando al suo bambino di quasi sei anni verrebbe un infarto al solo pensiero di ciascuna di queste cose. Ci vogliamo mettere poi il “bullismo”? Ma non quello di oggi, spesso praticato sui social o a parole. No, parlo di quello vero di ragazzi che te le suonavano di santa ragione lasciandoti senza fiato a terra. Botte vere.

E comunque superai quel primo anno, a scuola ci andavo a piedi in ogni condizione di tempo (2km circa) e sia le auto che i maniaci non mi spaventavano! Non avevo paura di nulla del resto se non delle botte da cui però pian piano iniziai a difendermi. Fino ai dieci anni collezionai un paio di fratture alle braccia, il disegno dei denti di un pastore tedesco su un braccio, i canini di un altro bastardo su una caviglia, 9 punti su un ginocchio, 5 punti all’altezza del sopracciglio destro e un manubrio di bici spezzato che quasi mi si conficcò nello sterno.

Indumenti strappati, sbucciature, graffi e fango erano quotidianità per cui nemmeno mi ci soffermo se non per dire che per ogni mia azione che mi lasciava segni più o meno evidenti seguiva una azione di incoraggiamento da parte di mia madre a suon di schiaffi e urla! Urlò anche il contadino a cui volevamo rubare le ciliegie che ci sparò mentre scappavamo via!

Imparai che se devi cadere da una Vespa che perde aderenza sul brecciolino in curva è meglio farlo da passeggero. Infatti nella caduta il mio amico si fece molto più male di me che gli volai sopra: per me solo ginocchia sbucciate, una botta in testa e pantaloni distrutti. Caschi naturalmente non si usavano!

Neppure le cinture di sicurezza del resto ma quella volta che con mio padre uscimmo di strada non servirono nonostante finimmo in un dirupo per dell’olio in una curva. Non ci ribaltammo, l’auto non esplose come nei film americani e ne uscimmo illesi. Questione di culo. O di distrazione. Della morte! Impegnata a fare altro per accorgersi di me. Meglio così, un giorno mi presenterà il conto.

Gli anni della prima adolescenza non furono da meno: con lo skateboard finì sotto un camion. Non mi feci nulla nell’atto del cadere e finire tra le due ruote anteriori. Mi fecero molto più male gli schiaffi dell’autista a cui avevo probabilmente quasi provocato un infarto! Furono anche gli anni della ricerca del botto perfetto: come io non sia saltato in aria maneggiando polvere da sparo resta un mistero…

Anche la costruzione di una bomba molotov non mi manca! Non potetti usarla però! L’obiettivo era il padrone di una ditta di materiale edile che per allargare il suo deposito aveva osato distruggere il nostro campetto di calcio. Gli “avvertimenti” non gli erano bastati con i mezzi da lavoro sabotati! Il problema è che noi non conoscevamo la sua faccia così quando sta persona ci intercettò per strada mentre confezionavamo il regalo per la commozione pensò bene di regalarci a sua volta dei pensierini a base di cuoio! Quello della sua cintura…

E niente, sorvolo sul resto tanto qualche semi coma etilico e qualche rissa da giovincelli chi non l’ha mai fatta! Due cose però devo dire che non hanno mai fatto parte di me: non ebbi mai moto e motorini il che sicuramente mi avrebbe portato ad una brutta fine come quella che fece un mio amico di allora. E in seconda battuta non ho mai avuto armi il che mi ha tenuto anche alla larga da compagnie pericolose.

In realtà c’è anche una terza cosa che ho evitato e negli anni ottanta il rischio c’era: mai frequentato tossici e combriccole amanti del buco. Sono stato un adolescente tutto sommato saggio, alcool si ok, qualche cannetta anche ma era tutta roba “accessoria”, mai un fine o un punto d’arrivo ma solo qualcosa di più di cui poter sempre tranquillamente fare a meno. Questo fa la differenza.

Capitolo a parte merita l’alimentazione. I giovani non ci crederanno ma noi mangiavamo tutto. E non c’erano dietologi. Non c’erano cibi “sani” , “naturali”, bio! C’era quel che c’era. Zucchero, sale, farina, latte. Il latte ce li portava appena munto una contadina. Idem le uova con cui facevo colazione mettendoci zucchero e…Marsala. A scuola ci andavo col panino preso all’alimentari sotto casa, rosetta con salame o mortadella.

A scuola spesso ci si scambiava i panini o li si rubava o si provavano dolci, ciambelle e crostate che portavano le bambine. Incredibilmente nessuno è mai morto! L’amuchina era sconosciuta e con le mani mangiavi dopo che avevi giocato: te le lavavi solo a casa prima dei pasti perché costretto! E se qualcosa cadeva per terra, un soffio e via.

Insomma a raccontare ste cose oggi, poi in piena pandemia si rischia di non venire presi sul serio soprattutto dai giovani. Eppure la nostra vita, la nostra infanzia sono state vissute nella più totale incoscienza ed è incredibile, pensando agli attuali parametri sociali e gli standard di educazione e sicurezza, come sia stato possibile che così tanti di noi siano sopravvissuti avendo così tante probabilità contrarie di non farlo!

Adesso, pandemia a parte, per cui credo sia più che giusto cercare di fare ognuno la propria parte per contenerla, adesso credo che secondo me c’è un eccesso di zelo e preoccupazione. Ora, ammetto che non sono padre e non mi permetterei mai di insegnare ad altri ciò che non so però forse i figli di questo tempo sono un po’ troppo protetti e limitati nella possibilità di imparare facendo cazzate.

Certo è che io ho imparato pure troppo…ci vorrebbe una via di mezzo! A parte ciò vi invito a guardare anche il prossimo filmato: racconta di come oggi sembra che non si possa vivere se non si seguono determinati criteri…

Pubblicità

Informazioni su Demonio

Disilluso da tutto senza un futuro vivo in questo presente oscuro senza aspettarmi nulla.
Questa voce è stata pubblicata in Argomenti vari, Ironia, Post, Racconti, Racconti d'infanzia, Società, Su di me e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Quei bambini sopravvissuti

  1. Neda ha detto:

    Il filmato non l’ho guardato, non voglio togliermi il “sapore” del tuo bellissimo scritto in cui ho riconosciuto una parte della mia infanzia e adolescenza, anche se non ho avuto buona parte dei tuoi incidenti. A proposito, hai mai usato il carburo? (i petardi ai miei tempi non c’erano) o la lotta delle catene quando si andava al fiume a “sgurare” le catene dei camini sulla ghiaia a primavera? Già, ma io un po’ più vecchietta di te lo sono…che bei tempi quelli, quanti bernoccoli e sbucciature e litigate e poi si giocava ancora, col ciàncol, che non costava nulla e ce lo facevamo da soli, anche se, a pensarci oggi, forse lo proibirebbero, perché troppo pericoloso, ma sempre meno di certe assurde idee attuali.

    Piace a 1 persona

  2. Demonio ha detto:

    Sgurare e ciàncol sono due termini che non conosco ma lo spirito di quei giorni deve essere stato lo stesso! Io ho omesso diverse cose pericolose (credo di averne già anche parlato in qualche post…devo ritrovare i link!) come le guerre con le palle di fango, le fionde che tutti noi avevamo, lance e il mio arco autocostruito sulla scia di serie come Orzowei e Sandokan! Altra cosa che noi si faceva era “giocare” col fuoco: ci facevamo grossi falò su cui poi arrostivamo patate o pannocchie di mais! Neppure il carburo detto così lo conosco! Mi spiegherai!
    PS il video, guardalo, è un complemento che punta il dito proprio contro certe assurde idee attuali su cui sono abbastanza ironico!

    Piace a 1 persona

  3. Neda ha detto:

    OK. Allora, il carburo è il carburo di calcio. Io non l’ho mai usato ma molti ragazzi della mia epoca ci si divertivano, si metteva in un barattolo e l’acqua produceva uno scoppio. Io mi tenevo a distanza, perché mi faceva un po’ paura. Non ricordo bene in che modo veniva maneggiato anche perché se ci avessero colto i grandi ce le avrebbero suonate di santa ragione. il ciàncol invece era un gioco semplice ma abbastanza pericoloso. Si usava una “canèla” ovvero un bastone ricavato da un ramo diritto e ben tornito, tipo manico di scopa, lungo quaranta, cinquanta centimetri e un pezzo dello stesso ramo lungo una quindicina di centimetri, smussato a entrambi i lati in modo da creare due punte identiche, con la canèla si batteva una delle punte del ciàncol in modo da sollevarlo e poi batterlo quando era in aria e lanciarlo il più lontano possibile. L’avversario doveva prenderlo al volo con le mani e rilanciarlo. In teoria, una specie di baseball ante litteram. Ma c’erano anche molte altre regole, dipendeva se si giocava a squadre, in quanti si era, un bel gioco antico con parecchie variabili e si cercava di non prendersi il ciàncol in pieno viso o in parti delicate.

    Piace a 1 persona

  4. Neda ha detto:

    Dimenticavo “sgurare2 significa pulire. Ci si legava la catena del camino alla vita con una corda, poi si correva sul greto del fiume trascinando la catena in modo da renderla lucida, questo nel periodo prima di Pasqua, durante le pulizie primaverili che venivano fatte nelle nostre case. A volte l’incontro fra gruppi di ragazzini rivali (da noi erano quelli della piazza e quelli di in fondo al borgo) finiva a “catenate”, con vistosi strascichi esibiti come medaglie d’onore e sonori scapaccioni delle madri che dovevano rammendare vestiti e ammaccature varie.

    Piace a 1 persona

  5. Neda ha detto:

    Scusa “sgurare” …il 2 non c’entra, (refuso)

    Piace a 1 persona

  6. Neda ha detto:

    A proposito del filmato, rispecchia parecchio ciò che penso anch’io. Per esempio, qualcuno me lo spiega perché un vegano mangia un “hamburger” di roba vegetale? Perché dev’essere a forma di hamburger? Ma se rifiuti la carne e tutto il resto che ci forniscono gli animali, mangiati la verdura e i vegetali con ricette che non assomiglino nemmeno lontanamente alla carne o ai prodotti animali. I vegetariani li comprendo, in fin dei conti usano i prodotti che gli animali ci danno senza ucciderli e hanno una dieta più varia, visto che comunque siamo onnivori, altrimenti madre natura ci avrebbe fornito una dentatura come quella delle mucche, o no?

    Piace a 1 persona

  7. Demonio ha detto:

    Ahahah sei un mito e io sono certamente d’accordo con te! Ormai c’è gente il cui cervello è stato così manipolato dal marketing che nemmeno si rende conto di essere esso stesso un prodotto. Io mi auguro solo che ad un certo punto ci sarà una riscoperta dell’essere umano che è si pensante(non sempre!) ma è anche un animale posto in cima alla catena alimentare. E a parte i discorsi etici o quelli di un inutile sovrapproduzione e surplus alimentare noi dovremmo semplicemente tornare ad essere ciò che per milioni di anni siamo stati: onnivori.

    "Mi piace"

  8. Demonio ha detto:

    😂😂😂 ok, uno di meno!

    Piace a 1 persona

  9. Demonio ha detto:

    Bellissimo! No questo mi manca anche perché lasciata casa dei nonni ci trasferimmo in città in una casa popolare quindi niente camino e niente fiume quindi niente pulizie degli stessi! Però c’era tutto il resto! 😂

    Piace a 1 persona

  10. Demonio ha detto:

    Fantastico! Questa cosa del carburo di calcio non la sapevo. Quando al biennio delle superiori studiai chimica imparai che c’erano diverse reazioni che potevano generare gas e quindi energia sotto forma di esplosioni ma, non ho mai pensato di provarle!
    Invece il gioco da te chiamato ciàncol c’era anche da noi solo che il nome era composto ed era mazz’ e piuz dove per l’appunto una era la mazza e l’altro il pezzetto da lanciare! Ma non fu un gioco che praticammo molto soppiantato dal pallone o da altre attività come costruire capanne, fortini o le carrozze, veicoli in legno le cui ruote erano fatte con i cuscinetti a sfera presi dai meccanici. Giochi comunque sempre manuali e creativi!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.