Teatri difficili…

Faccio qualche premessa doverosa onde chiarire che, nel mondo e nella vita c’è di peggio quindi non mi lamento ed anzi, sono contento di avere ciò che ho e sono consapevole di essere comunque una persona “privilegiata” che vive in un mondo privilegiato. Chi mi conosce sa che lavoro faccio e del resto ne ho anche parlato diverse volte qui e qui.

Detto ciò però…certe volte sembra quasi che qualcuno che certamente è anche più privilegiato di me e di noi tecnici dello spettacolo ci debba per forza mettere alla prova costringendoci all’impossibile. Beh, se stai seguendo uno spettacolo il cui volume di materiale spostato è quello di 5 camion e se questo volume deve entrare in uno spazio ristretto le cose non sono già facili in partenza.

Se poi oltre a ciò hai solo due giorni di tempo ed al secondo giorno c’è comunque già la prima replica lo stress indubbiamente sarà altissimo perché sai che basta una tua cazzata, un ritardo qualsiasi, un problema imprevisto per bloccare tutto o per consegnare uno spettacolo che il pubblico pagante considererà poi indegno.

Bene, il teatro Brancaccio a Roma è certamente un teatro storico e il suo cartellone è da sempre pieno di eventi ma, resta il fatto che è un teatro difficile per una produzione medio grande. Chi va a guardare qualsiasi spettacolo medio grande non si rende minimamente conto di quello che c’è dietro e difficilmente potrà capire.

Il primo problema logistico è l’assenza totale di un retro palco ove scaricare il materiale in modo che questi sia a disposizione di noi tecnici al momento giusto e nel posto dove serve. Questo significa che tutto il materiale viene vomitato in sala tra i corridoi tra le sedie e per lavorarci occorre fare una sorta di tetris e gimcane.

Oltre a ciò per salire sul palco occorre porre una pedana con una certa pendenza e vi assicuro che per fare salire lì sopra bauli da almeno 2 quintali non è facile. Per non parlare di altro materiale scenico. Ogni reparto poi “lotta” con gli altri per avere i propri spazi e i propri tempi e quindi il tutto si riduce ad una alternanza tra momenti in cui vado a mille per sbrigarti ed altri di attesa per dare modo agli altri di finire e fare di nuovo tu.

E così ti ritrovi a fare giornate in cui, operativo alle 7, te ne vai a dormire a mezzanotte. Ore di lavoro? Turni? Seee…non qui, non nel nostro mondo e non certo in Italia. Eppure, al netto di qualche sclero, di qualche incomprensione e della personale recitazione di ciascuno di noi di tutto il calendario e le sfere celesti alla fine una risata e il buon umore ci sono sempre. Anche se sei stanco, stressato, hai sonno e puzzi come una capra di montagna!

Per quanto mi riguarda poi oltre il montaggio in sé che, alla fine si fa’ il problema è quello di dover riprogrammare tutte le luci e di doverlo fare…senza poter avere il buio (o una parvenza di esso) perché quando ti servirebbe hai macchinisti e scena che devono lavorare…fonici idem…poi arriva quello delle pulizie che deve pulire la sala e cosa gli vuoi dire? E c’è anche quello del video che deve fare le sue tarature e o lavora lui o lavoro io…

E allora ti arrangi…inizi a “puntare” le luci e vai sul palco a controllare se quella luce che deve arrivare in quel punto è giusta. Non ci crederete ma questo avanti e indietro dalla consolle al palco in una giornata di lavoro ti fa fare mai meno di 10/12 mila passi tutti nello spazio di 50 metri quadri…per dire! Ma lo fai perché, se non facessi così, quel che uscirebbe fuori sarebbe una merda.

Perché se il teatro è anche più stretto del solito quel proiettore che ieri era collocato a 8 metri dal centro oggi lo tiri dentro di tot centimetri perché sai che i macchinisti altrimenti te lo copriranno con una quinta e la luce da lì non passerà più. Ora ad un proiettore che dall’alto proietta il suo fascio di luce già pochi gradi o pochi centimetri cambiano il punto di arrivo…figuriamoci spostamenti maggiori.

E quindi quello che era programmato nella tua data precedente qui lo rifai tutto e sono più di 400 “memorie” (scene, stati luminosi che avvengono in un determinato momento) dove 80 proiettori sono di volta in volta accesi o spenti ognuno con il suo colore/intensità/fuoco/sagoma ecc ecc.

Il guaio è che lavorando con le luci di servizio accese spesso e volentieri tante cose non le vedi perché, se al buio dello spettacolo, un proiettore con una intensità del 30% lo vedi bene con una luce diffusa col cazzo che lo vedi! Ma io devo vederlo e controllare che sia al posto giusto. E farlo anche velocemente. E chi non fa il mio mestiere non può né capire né mostrare la minima comprensione tanto che a volte ho come l’impressione che gli altri credano che noi siamo lì a giocare come scimmie che accendono e spengono luci a caso…

E ci vuole tanta tanta pazienza perché poi, come ho detto, al secondo giorno arrivano le 8 di sera e inizia ad entrare gente e deve essere tutto pronto. Tu però sai che non può esserlo, che qualcosa può esserti sfuggito, che qualche luce andrà a sporcare una quinta o un fondale o un tulle di proiezione o mancherà l’attore che, spesso non sa “prendere” la luce e non fa magari quel mezzo passo avanti per non avere la testa segata restando al buio!

E ovviamente poi di chi sarà la colpa? Mia ovviamente! E ovviamente il giorno dopo arrivano tutti lì a dirti: ma come mai non c’era quella luce? Ma perché? Ma hai visto? E tu vorresti mandarli tutti affanculo perché nessuno ha visto o capisce il mazzo che ti sei fatto e nessuno capisce che, per fare le luci perfette, in uno spettacolo del genere, a me servirebbero 5 ore di buio assoluto tutte per me e che quindi se vuoi andare in scena ci vai il terzo giorno.

Ma, invece alla fine fai il tuo sorriso più paraculo e dici… sì sì, ora sistemo tutto…Ecco, ad ogni modo la prima è andata bene come anche la seconda e la terza: tutto sommato sì, c’era ovviamente qualche dettaglio da pulire ma nulla di eclatante. Oggi ho ancora qualche piccolo dettaglio da sistemare ma ormai sono già proiettato a domenica visto che, quello che ora è qui dovrà essere smontato e portato a Genova in un altro teatro da incubo ancora peggiore di questo. The show must go on…

Informazioni su Demonio

Disilluso da tutto senza un futuro vivo in questo presente oscuro senza aspettarmi nulla.
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16 risposte a Teatri difficili…

  1. liza ha detto:

    Forza Cla’ non mollare!!!!! 😊

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  2. liza ha detto:

    P.S belle foto!!!

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  3. Demonio ha detto:

    E per forza! Non c’è altro da fare! 😄

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  4. Demonio ha detto:

    Quelle dalla regia non sono il massimo ma rendono l’idea, le altre… bè, spero si capisca il disagio!😄

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  5. liza ha detto:

    Certo!
    Andare sempre avanti si deve!
    (Oddio sembro Yoda) 🤪

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  6. liza ha detto:

    Si capisce si capisce 🤨

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  7. Demonio ha detto:

    😉 ancora tre giorni e al contrario, di notte si ripropone e dopo un giorno di viaggio a Genova sarà ancora peggio! Ci sarà da divertirsi!🤷

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  8. Demonio ha detto:

    Ahahah che la forza sia con noi! 😀

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  9. Neda ha detto:

    Sei riuscito anche a farmi ridere (puzzare come una capra), ma ti capisco benissimo.
    Adesso di faccio ridere io. Fra le altre cose che faccio c’è anche la calligrafia e la decorazione su carta pergamena, con inchiostri e pennini vari, anche penne d’oca. Un sindica del nostro paesello, qualche anno fa, mi telefonò alle undici di mattina mentre stavo cucinando, e mi chiese di “prendere penna e inchiostro” di correre in Municipio che mi avrebbe “dettato” il testo da scrivere su una pergamena che poi, lui e altri avrebbero firmato. Inutile spiegargli che una pergamena non si scrive sotto dettatura, il testo lo si deve conoscere tutto in anticipo per poter capire quanto spazio serve, per scegliere il corpo del carattere da scrivere, tirare le linee che delimitano la grandezza del carattere e che poi bisogna aspettare che l’inchiostro si asciughi prima di cancellare le linee della matita e alcune volte ci vogliono anche delle ore a seconda della larghezza del pennino usato e della densità dell’inchiostro, anche per il fatto che la pergamena e la carta pergamena sono gommate perciò l’inchiostro non viene assorbito. Gli risposi di dare una penna a biro al suo segretario e di dettargliela a lui: io stavo facendo la polenta per mio marito.
    Il tuo , come quello degli altri tuoi colleghi, è un lavoro complesso, difficile e di responsabilità, oltre che faticoso. Spero che almeno gli artisti, che poi si prendono gli applausi, vi siano riconoscenti. D’altronde ci sono teatri storici, così vecchi che sono stati costruiti senza immaginare come si sarebbe evoluto questo vostro mondo. Sei mai stato al Bibbiena di Mantova? Grande come una bomboniera, chissà se ci fanno ancora degli spettacoli, certamente sarebbero “costruiti” con le pinze.

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  10. Demonio ha detto:

    Per uno come me che ha una pessima calligrafia leggere di questa tua abilità è qualcosa che unisce invidia ed ammirazione! Ma anche la polenta ha suscitato il risveglio di un certo languirono!😀
    Per il resto si, devo dire che in questo contesto gli attori ci supportano e capiscono( per lo meno i più maturi) ed in particolare uno che stimo tantissimo come persona ( Antonello Angiolillo https://www.rbcasting.com/rb/web/antonelloangiolillo) è unico. Pensa che a Reggio Calabria stavo male con la schiena e lui mi faceva le iniezioni! Per non parlare di tutta un’altra storia mia dove lui, grazie ad un suo amico primario, ha seguito tutta la mia vicenda clinica! Ma per la mia decennale esperienza queste sono eccezioni. Di norma hai a che fare con viziati, egocentrici, montati, spocchiosi che nemmeno si accorgono di chi hanno attorno!

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  11. PindaricaMente ha detto:

    Io metterei un occhio di bue e me ne andrei a mangiare una bella cacio e pepe.
    Pensaci!😭

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  12. Demonio ha detto:

    Te sempre a magna’ pensi! 😂 E comunque cacio e pepe mangiata!

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  13. mariluf ha detto:

    Grazie per la condivisione, a te e anche a Neda, che ha tutta la mia ammirazione per via delle mie zampe di gallina…. ma so quanto sia difficile e delicato lavorare su pergamena.
    Un abbraccio virtuale a te, e ti penserò ogni volta che passo davanti a un teatro. Ciao!

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  14. Demonio ha detto:

    Che bel pensiero! Grazie a te!

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  15. Neda ha detto:

    E se inciampano in un cavo, è colpa del cavo e non loro che non guardano dove mettono i piedi…io ho avuto a che fare con parecchi pittori e scultori. I migliori erano i più disponibili e i più umili. I palloni gonfiati erano anche i peggiori artisti, anzi, di arte sapevano proprio poco. Se ti va, prova a scrivere “Calli-grafia” nello spazio “cerca” del mio blog. Ho scritto un articolo su questo argomento e potrai vedere anche un po’ del materiale che uso.

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  16. Demonio ha detto:

    Spero di ricordarmene quando rientro a casa! Però è vero quel che dici.

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